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Medio Oriente e Africa

«Posso restare seduto mentre il popolo egiziano manifesta?»

Tawadros II (al centro) insieme a Aram I (a destra), Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, e Aphrem II (a sinistra), Patriarca di Antiochia della Chiesa Ortodossa Siriaca [Eldhorajan92 - WikiMedia Commons]

Intervista a Tawadros II, Papa dei Copti e Patriarca di Alessandria, a cura di P. Rafic Greiche, P. Sharîf Nâshif, Mary as-Samîn e Michael Victor

Ultimo aggiornamento: 31/10/2018 15:14:10

Papa Tawadros II, che guida la Chiesa copta dal 2012, in una conversazione a tutto campo con esponenti della Chiesa cattolica in Egitto spiega le prese di posizione assunte nell’ultimo anno della vita pubblica egiziana e illustra a che punto è il cammino di avvicinamento tra le due Chiese

 

 

 

 

 

Come ricorda il suo incontro con Sua Santità Papa Francesco del 10 maggio 2013?

 

 

Il viaggio in Vaticano è stata la mia prima visita dopo l’inizio del mio servizio come Papa. […] L’incontro con Papa Francesco e la riunione tra le chiese copta e cattolica è stato un giorno indimenticabile nella mia vita e in quella della Chiesa copta. Sono rimasto molto colpito dalla persona di Papa Francesco. Abbiamo sentito l'amore traboccare da questo incontro e dai colloqui durante il viaggio e siamo rimasti colpiti dal sorriso e dalla semplicità di Papa Francesco e dal suo interesse per questa visita. Nella preghiera comune con Papa Francesco ci siamo sentiti come in cielo. Abbiamo discusso di molte cose che uniscono la Chiesa ortodossa e quella cattolica, tra cui la questione dei criteri di santità. Ho parlato con Papa Francesco di Papa Kyrillos VI che viene considerato dagli studenti il “protettore degli esami” pur senza che questi lo abbiano conosciuto, e lui ha commentato: «Lo spirito di Dio muove il loro cuore e questa è una testimonianza sufficiente per affermare la santità di Papa Kyrillos VI». […] Si sono verificate una serie di piccole situazioni che hanno mostrato quanto Papa Francesco sia amabile e straordinario. Al termine della visita, Papa Francesco ha interrotto il suo incontro con i cardinali ed è uscito a salutarci e congedarsi; in piedi accanto a me, in attesa dell'arrivo delle vetture che ci avrebbero portato all'aeroporto di Roma, ha scherzato quando queste hanno tardato di qualche minuto: «Ha messo bene a posto tutte le valige?». È stata una visita spirituale che ha fatto rivivere lo spirito di amore e di fratellanza tra le due Chiese.

 

 

 

 

 

Pensa che il dialogo teologico tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica continuerà in modo da raggiungere la strada dell'unità della Chiesa del Signore?

 

 

C'è una commissione dottrinale che riunisce la famiglia ortodossa orientale e la Chiesa cattolica, la quale si incontra ogni anno nel mese di gennaio e di cui fanno parte S.Em. il vescovo Bishoi, S.Em. il vescovo Barnaba, S.Em. il vescovo Daniele e Padre Shenouda Maher dall'America. La commissione discute l'insieme delle questioni teologiche e dottrinali e continua a lavorare per il bene della Chiesa. Così ci è venuta un'idea su cui abbiamo fatto fare uno studio, ossia «l'unificazione della ricorrenza della Pasqua a livello delle Chiese del mondo», e questo studio sarà inviato a tutte le Chiese del mondo, prima tra tutte la Chiesa di Roma, perché la differenza concernente la data della Pasqua è una differenza di calendario astronomico e non di tipo teologico. Abbiamo scelto la terza o la quarta domenica del mese di aprile. Questo renderà più facile far passare questa idea, in modo che i cristiani del mondo possano celebrare in un giorno unico la risurrezione del Signore Gesù. E c'è anche un altro obiettivo: ci sono molti cristiani egiziani e arabi che sono emigrati e che festeggiano la Pasqua ognuno conformemente alla sua comunità, ma la festività della Pasqua e la settimana santa in questi paesi cadono secondo il calendario occidentale. Il risultato è che, quando i due calendari divergono, i cristiani orientali non possono celebrare il Triduo [come giorni festivi].

 

 

 

 

 

Il Sacro Sinodo della Sua Chiesa ha esaminato l'argomento del battesimo e della comunione per i cattolici. Dove è arrivato questo studio? C'è un dialogo con la Chiesa cattolica a questo riguardo? Avete pensato di consultare le chiese cattoliche per conoscere la teologia del loro battesimo e dell'immersione nel fonte battesimale?

 

 

Si, in effetti c'è una commissione che ha il compito di studiare e discutere questa questione; finora abbiamo avuto a che fare con casi di matrimonio misto tra cattolici e ortodossi. La decisione è lasciata alla discrezione ed alle disposizioni del vescovo locale, caso per caso, e ad una dispensa del Papa. Comunque consideriamo che la Chiesa cattolica è una Chiesa tradizionale e apostolica, ed in essa si trova l'effusione dello Spirito Santo e i sette sacramenti. Per l'immersione del battesimo è sufficiente l'unzione crismale sulle parti scoperte. Per quanto riguarda il consultare le chiese, questa idea non ci è venuta, ma è degna di rispetto.

 

 

 

 

 

Sua Santità ha visitato di recente la Chiesa evangelica (la prima visita di un Patriarca copto a questa Chiesa), così come ha visitato le Chiese cattolica e ortodossa in occasione del Natale ed ha fondato con esse il Consiglio delle Chiese d'Egitto. Quali sono i sentimenti che Sua Santità prova verso queste Chiese? Ritiene che il Consiglio delle Chiese d'Egitto abbia iniziato a svolgere il suo ruolo o dobbiamo aspettarci di più?

 

 

Ogni occasione che Dio dà all'uomo per manifestare l’amore deve essere colta. Nel contesto cristiano la norma è l'unità e l'eccezione è la separazione o la divisione […]; la nostra origine è che siamo uno, per cui parlare di differenze rivela una mancanza di comprensione della natura del Cristo che è senza dubbio una, «un corpo solo». Di conseguenza con ogni servizio che compiamo dobbiamo contribuire a manifestare i sentimenti di amore che porteranno all'unità. Per quanto riguarda il Consiglio delle Chiese d'Egitto, non sono soddisfatto, perché il Consiglio può fare di più. Allo stesso tempo, ha vissuto un anno pieno di eventi e, quando ci siamo seduti in Consiglio, abbiamo deciso che il primo anno l'avremmo considerato un anno "zero". Ora cominceremo l'anno "uno". Prima di questa mia nuova responsabilità, ero incaricato della commissione per l'infanzia del Sacro Sinodo e ne ero soddisfatto. Quando ero bambino, ho trascorso un'infanzia molto felice, sia nella mia piccola famiglia (papà e mamma), sia nella mia famiglia allargata (la chiesa). Per questo so che la vita è difficile per un bambino privato della sua famiglia e di ogni cosa, ambiente, chiesa, casa, cibo. Una volta ho lavorato per tre giorni ad un seminario sui bambini indigenti e su tutti i tipi di privazione ed è stato un seminario molto importante. La famiglia sana genera ragazzi sani.

 

 

 

 

 

Come possiamo, da cristiani autentici, educare a un nuovo spirito di amore e di unità, di fronte ad alcune voci che parlano il linguaggio del settarismo?

 

 

Il problema più difficile che abbiamo di fronte come esseri umani sono le "menti chiuse"; per questo ho detto nel discorso d'insediamento che i cristiani sono tutti uniti da tre principi comuni alla fede cristiana: Cristo è uno, il Vangelo è uno e lo scopo è uno, cioè raggiungere il regno dei cieli. Sì, ci sono delle differenze, ma i fondamenti sono gli stessi e quando ci concentriamo su questi fondamenti possiamo educare le nuove generazioni all'accettazione dell'altro. L’atmosfera di tensione e la paura di comunicare con le altre chiese risale all’epoca della colonizzazione occidentale in Egitto, che ha portato nel paese un modo di pensare puramente occidentale. La Chiesa nazionale egiziana ha avuto paura che questo potesse causare ciò che è stato chiamato la “caccia” ai suoi fedeli. Nonostante la difficoltà del termine, questa situazione è ancora di attualità in Egitto, contrariamente a quella delle nostre chiese all’estero, che è molto diversa. Sinceramente devo dire che il 50% delle nostre chiese copte [all'estero] hanno preso avvio all’interno delle chiese cattoliche e che, quando un prete era nominato in una località, cercava prima di tutto alloggio in una chiesa cattolica, dove trovava un’accoglienza calorosa, cosi come nelle chiese anglicane ed episcopaliane. La speranza di risolvere questo problema a livello locale è grande, soprattutto con il ruolo che svolge il Consiglio delle Chiese di Egitto e i progetti di servizio condivisi tra la Chiesa ortodossa copta e gli organismi della Chiesa cattolica ed evangelica in Egitto, così come con le riunioni dei giovani cui partecipano tutte le confessioni. Stiamo preparando un grande incontro ecumenico giovanile, tutte queste iniziative cementano negli animi lo spirito di unità.

 

 

 

 

 

Sua Santità ha rilasciato audaci dichiarazioni politiche in molte interviste. Trova che la Chiesa abbia un ruolo politico non trascurabile?

 

 

Quando parliamo del ruolo politico e di quello nazionale, sono entrambi importanti, ma naturalmente il ruolo nazionale sta a fondamento e ciò che fa la Chiesa egiziana è rilanciare il ruolo nazionale. Il 30 giugno il popolo egiziano nelle sue diverse appartenenze era in ebollizione e ha destituito il capo del governo, per questo credo che quello che ho fatto il 3 luglio sia stato un modo per esprimermi. Lei può partecipare alle manifestazioni e innalzare la bandiera dell'Egitto, io invece no, ma ho potuto partecipare alle consultazioni in quel giorno. La partecipazione della Chiesa il 3 luglio 2013 è stata una partecipazione nazionale e non politica, una partecipazione a favore dell'Egitto, come ho detto nel mio discorso dopo l'annuncio. Il Papa si è chiesto: «Posso starmene seduto al mio posto mentre tutto il popolo egiziano manifesta per le strade?». Quindi ha esortato la gente ad interagire socialmente, e questa è onestà e responsabilità, perché l'Egitto è come il tempio di Karnak. Sono le colonne portanti a reggere questo grande tempio: la chiesa egiziana è una di queste colonne e, se viene colpita, l'intero paese è perduto. Le colonne sono la chiesa egiziana, al-Azhar, la magistratura, l'esercito, l'arte e la lingua e nessuna può escludere le altre. Far risorgere il ruolo nazionale è difficile, soprattutto perché era stato emarginato nel corso dei decenni e il mio destino è di essere giunto in questa epoca.

 

 

 

 

 

Quando la Chiesa ha preso posizione il 30 giugno in favore del desiderio di rivolta del popolo, tutti i cristiani hanno avuto il sentimento che Papa Tawadros fosse il Papa non solo dei copti ma di tutti gli egiziani. Quali sono secondo Lei i problemi maggiori dei cristiani d’Egitto? Che cosa dice alle famiglie che desiderano emigrare?

 

 

Il Consiglio delle Chiese d’Egitto costituisce un’organizzazione unica che pubblica dichiarazioni uniche per tutti gli egiziani. Personalmente, come Papa della Chiesa egiziana sento che la mia responsabilità si estende a tutti gli egiziani, non solo ai cristiani. Al momento del mio primo insediamento mi hanno descritto come “il nuovo Papa dell’Egitto”. La mia sensazione personale è questa, non dirigere ma servire. È per questa ragione che il mio ufficio è aperto a tutti senza eccezione. L’immigrazione è una questione personale. Gli egiziani sono molto legati alla loro terra, e l’Egitto è dal punto di vista storico e geografico «un fiume, una terra e un popolo». Dio solo sa quante ragioni hanno spinto gli egiziani a partire, ma noi siamo qui per i nostri figli, ci prenderemo cura di loro e li aiuteremo a non emigrare. Noi non li incoraggeremo a lasciare il paese anche nel caso in cui si trovassero in situazioni difficili. La Bibbia dice : «Nel mondo ci saranno tribolazioni». L'Egitto è il paese in cui mise piede Cristo, benedetto dalla Sacra Famiglia. A volte Dio permette ad alcuni individui di emigrare per risvegliare la fede di altri paesi che l'hanno persa e che si sono allontanati da Dio. Per esempio a Vienna la nostra chiesa ha un muro esterno di ferro che impedisce che la si veda. Il cardinale, un uomo davvero eccezionale che ho conosciuto, un giorno passando davanti alla chiesa e vedendo un gruppo di donne e di giovani nel giardino, ha chiesto loro in cosa consistevano la vita e le attività della chiesa, e gli hanno risposto che era una chiesa ortodossa. Allora il cardinale ha voluto conoscere il vescovo ortodosso e gli ha regalato una seconda chiesa che erano sul punto di demolire in un’altra zona della città. L’emigrazione che incoraggiamo è quella tra paesi africani, perché lo sviluppo di questi paesi costituisce una ricchezza per l’intera regione. Recentemente ho nominato in Ghana un prete sposato che viveva in Canada perché si occupasse della chiesa con la moglie.

 

 

 

 

 

Qual è il parere di Sua Santità sul ruolo della "Casa della famiglia"? E come sono i rapporti con al-Azhar?

 

 

È importante che la Chiesa abbia relazioni d'amore con tutti; c'è un'istituzione nella società egiziana che unisce la Chiesa ad al-Azhar e questa istituzione è la Casa della famiglia, un'istituzione nata solo quattro anni fa ma che con il passare del tempo diverrà sempre più influente. C'è un rapporto speciale e buono con Sua Eccellenza l'Imam Sheikh Ahmed Al-Tayyeb, siamo sempre in contatto e discutiamo di molte cose. […]

 

 

 

 

 

Sua Santità ha proposto che il 10 maggio sia una ricorrenza festiva tra le due Chiese ortodossa e cattolica. Come immagina la celebrazione da commemorare?

 

 

In Egitto immaginiamo un incontro amichevole con il patriarca Ibrahim Ishaq [patriarca dei copti cattolici] e magari un incontro collettivo. All'estero, in Europa, abbiamo deciso di tenere una serie di attività tra le chiese: lezioni, seminari, visite, escursioni...

 

 

 

 

 

Cosa c’è di nuovo per quanto riguarda le chiese chiuse e le leggi dei luoghi di culto e dello Statuto personale unico [per tutti i cristiani]?

 

 

Per quanto riguarda i luoghi di culto, stiamo preparando con alcuni giuristi un emendamento ad alcuni articoli da presentare al primo parlamento eletto. Per quanto riguarda invece il codice dello statuto personale, le questioni da trattare sono molto numerose, e abbiamo un solo consiglio clericale. Abbiamo iniziato a preparare sei altri consigli clericali. Il consiglio ha una validità di 3 anni ed è composto da un vescovo, un avvocato, due preti e un medico, che si riuniscono una sola volta l’anno. Per ciò che concerne il codice personale unificato per i rapporti con lo Stato, è un lavoro che è stato fermo per 35 anni, che Dio aveva certamente le sue ragioni per bloccare e che adesso deve essere ripreso in considerazione. Ci sono dei giuristi che stanno lavorando per apportarvi delle modifiche perché al momento comprende molte leggi. Con la grazia di Dio, riusciremo a finirlo. Non c’è nulla di meglio di una legge specifica per i cristiani, ma che sia posta all'interno dell'ordinamento dello Stato.

 

 

 

 

 

La mentalità dei giovani è cambiata ed è diventata rivoluzionaria, alcuni potrebbero spingere altri su posizioni sbagliate... come comunicherà con loro la Chiesa nei prossimi tempi?

 

 

Il primo modo di rivolgersi ai giovani è il dialogo, non più il monologo (parlare e farsi ascoltare mentre tu taci). Nel mondo di oggi i giovani sono diventati ribelli allo status quo, al potere, alla scuola, alla casa, a un alto funzionario della Chiesa... Una precisazione importante, però: tutti i tipi di autorità sono modificabili tranne l'autorità paterna. Un giovane si opponeva ad una questione, l'ho incontrato e gli ho chiesto: «È mai possibile che tu abbia a cuore la chiesa più di me e che nel Sacro Sinodo, composto da 115 vescovi, non ci sia nessuno la cui voce sia viva ma siano tutti come drogati e addormentati?».

 

 

 

 

 

Prima del referendum sulla costituzione, tutti sono rimasti sorpresi dalla dichiarazione di Papa Tawadros "Il sì aumenta la grazia" [in arabo c'è un gioco di parole tra na‘am, "sì" e ni‘am, "grazia"]. Alcuni erano felici ed altri arrabbiati nel constatare che la Chiesa era entrata in politica.

 

 

Abbiamo partecipato al comitato promotore della Costituzione e alla formulazione dei suoi articoli, abbiamo minacciato di ritirarci quando abbiamo rifiutato di accettare alcuni articoli e, una volta trovato l'accordo sulla costituzione, come posso io dire «no alla costituzione» se la Chiesa ha detto «sì»? Io non costringo nessuno ad essere d'accordo, anzi io dico questo come cittadino egiziano che ama questo paese e non come patriarca. I giovani hanno bisogno di dialogo e non di ordini. […]

 

 

 

 

 

Qual è il parere di Sua Santità sulla questione di Gerusalemme e sul divieto per i copti di recarvisi? Il divieto è ancora in vigore o c'è una nuova risoluzione?

 

 

Anzitutto questa risoluzione fu approvata in circostanze particolari al tempo di Papa Kyrillos, non di Papa Shenouda, anche se il decreto ufficiale risale all'inizio del pontificato di Papa Shenouda. Essa restò a lungo inattiva. Nel 1967 ci fu la guerra, i viaggi cominciarono ad interrompersi, perciò Papa Kyrillos decise di vietare i viaggi a Gerusalemme ed estese tale risoluzione al pontificato di Papa Shenouda per un periodo di 20 anni. Poi è emerso il problema della normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele e il trattato di pace, le cose sono cambiate e questa decisione è emersa in superficie. C'è normalizzazione tra i due paesi ma non tra i due popoli, tuttavia facciamo eccezione per gli anziani che sentono di essere vicini alla fine e desiderano la benedizione dei luoghi santi e per le persone che hanno altre nazionalità diverse da quella egiziana e cui non posso impedire di partire.

 

 

 

 

 

Eccellenza, una parola d’amore per i figli della Chiesa cattolica in Egitto...

 

 

In generale tutti i rapporti di carità mi danno gioia; gioisco quando incontro Sua Beatitudine il Patriarca Ibrahim Ishaq, i vescovi, i sacerdoti, gli ordini religiosi e quando conosco le loro attività, sia nelle scuole che nei luoghi di cura, come "Le sette ragazze" [un istituto religioso di Alessandria]... Ho una relazione solida con loro, mi interesso alle attività che si svolgono tra le due chiese e sento il desiderio di pregare insieme per rimuovere tutte le barriere e le differenze. Dobbiamo pensare alle cose che ci avvicinano gli uni agli altri. E l'idea di unificare la ricorrenza pasquale ci avvicinerà sempre di più. L'incontro, come era iniziato calorosamente, così è finito con sentimenti di amore reciproco e levando le mani al cielo nella recita del Padre nostro.

 

 

 

 

 

*Conversazione pubblicata su «Le Messager / Hâmil al-Risâla», settimanale della Chiesa cattolica in Egitto, domenica 4 maggio 2014.

 

 

Traduzione dall’arabo a cura di Ines Peta.

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