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Religione e società

Le condizioni della convivenza multiculturale

La composizione dello spazio sociale per "Vertical Atlas" [Leonardo Dellanoce]

Di fronte al fallimento dei modelli con cui finora si è affrontato il problema del multiculturalismo, la via di uscita consiste nell’adozione di un’antropologia relazionale. Occorre cioè ripensare la figura dell’altro in termini di relazione, in cui identità e differenza possano conciliarsi

Questo articolo è pubblicato in Oasis 28. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 29/11/2018 10:40:04

La questione del multiculturalismo non proviene dall’esterno della cultura occidentale, come una contestazione che di principio ne mette in crisi la sopravvivenza. Tuttavia essa è oggi complicata da un’inedita forma di globalizzazione. Di fronte al fallimento dei modelli con cui finora si è affrontato il fenomeno, la via di uscita consiste nella prospettiva di un’antropologia relazionale. Occorre cioè ripensare la figura dell’altro in termini di relazione, in cui identità e differenza possano trovare conciliazione.

 

Il multiculturalismo, inteso come problema della convivenza di diverse componenti etniche e culturali, è questione a cui la cultura occidentale è particolarmente sensibile. Non mi sto riferendo alla creazione forzosa di condizioni multiculturali da parte delle nazioni europee che lungo i secoli medievali e moderni hanno praticato una terribile tratta degli africani in Paesi dove sarebbero stati duramente sfruttati e poi lungamente discriminati e subordinati. Né mi riferisco agli effetti del colonialismo europeo tardomoderno e primonovecentesco, che ha creato forme di coesistenza tra diseguali. Bensì penso alle forme di accettazione e di cura della convivenza fra diverse etnie, religioni, culture che hanno punteggiato i secoli almeno dall’età ellenistica in poi; e che nel contemporaneo ha raggiunto la consapevolezza in crescita di una possibilità sociale e di un dovere morale. Si sta parlando di convivenza intesa alla luce della doppia dimensione della differenza culturale irriducibile e insieme di uguaglianza giuridica fondamentale.

 

 

Il problema multiculturale e i suoi modelli

È grazie alla complessa tradizione politica e religiosa occidentale che prende rilievo e interesse l’idea che culture e/o popoli diversi possano utilmente convivere. Solo in virtù di una certa cultura universalistica del diritto prende corpo l’ideale di una “libera” convivenza delle differenze, come accade nelle grandi forme della coscienza etico-giuridica occidentale, non a caso dialetticamente connesse tra loro: la tradizione latina dello ius gentium, quella medievale del “Sacro Romano Impero”, la concezione illuministico-liberale dei diritti soggettivi e quella liberale dei diritti umani[1]. Questa osservazione va subito premessa, per evitare il pensiero che la questione del multiculturalismo sopravvenga dall’esterno della cultura occidentale, come una contestazione di questa che di principio ne mette a repentaglio la sopravvivenza. Ciò significa, invece, che un atteggiamento critico nei confronti del problema multiculturale è affrontabile solo all’interno della prospettiva della cultura universalistica occidentale, essendo infruttuoso andare alla ricerca di un principio di convivenza alternativo ad esso.

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