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Religione e società

I paradossi del dibattito sull’integrazione

Yūsuf al-Qaraḍāwī con la bandiera siriana [بلال الدويك - Wikimedia Commons]

Nelle società europee si moltiplicano le polemiche sulla compatibilità tra le norme islamiche e le leggi in vigore nel continente. Tuttavia, la realtà è più complicata di quanto affermino le raffigurazioni dicotomiche che emergono in queste controversie

Questo articolo è pubblicato in Oasis 28. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 29/11/2018 10:35:20

Nelle società europee si moltiplicano le polemiche sulla compatibilità tra le norme islamiche e le leggi in vigore nel continente. Tuttavia, la realtà è più complicata di quanto affermino le raffigurazioni dicotomiche che emergono in queste controversie. Infatti, l’inclusione sociale degli immigrati musulmani non è sempre lineare, l’integrazione non significa necessariamente una diluizione dell’identità religiosa, e i “valori europei” invocati da tanti non sono auto-evidenti come qualcuno vorrebbe far credere.

 

Lo scorso agosto, la città svizzera di Losanna ha respinto la richiesta di naturalizzazione di una coppia a causa del rifiuto dei due coniugi di stingere la mano a persone del sesso opposto. Il sindaco, Grégoire Junod, ha affermato che la coppia offendeva l’uguaglianza di genere e non soddisfaceva i criteri per l’integrazione, facendo notare che anche se la libertà di religione è protetta dalle leggi del cantone, «la pratica religiosa non dispensa dal rispetto della legge». Pierre-Antoine Hildbrand, vice-sindaco e membro del comitato di tre membri che aveva contestato la richiesta della coppia, ha dichiarato che «La Costituzione e l’uguaglianza tra uomini e donne prevalgono sull’intransigenza religiosa». Il caso è stato mediatizzato a livello internazionale[1].

 

Non è la prima volta che in Svizzera si verifica un episodio simile. Nel maggio del 2016, le autorità scolastiche regionali del Cantone di Basilea avevano annullato la decisione di una scuola della cittadina di Therwil di esonerare due fratelli siriani, di 14 e 15 anni, dallo stringere la mano alle insegnanti donne. In quell’occasione le stesse autorità avevano affermato che la fede religiosa non dispensa dalle usanze locali di manifestazione di rispetto e avevano minacciato di sanzionare i genitori con una multa che avrebbe potuto raggiungere i 5.000 franchi svizzeri se i ragazzi avessero continuato ad aderire a quella interpretazione della legge islamica. In merito al rifiuto di stringere la mano, la deputata del Gran Consiglio di Ginevra, Magali Orsini, aveva affermato che «è una follia, una provocazione che potrebbe riportarci indietro nel tempo». Simonetta Sommaruga, membro del Gabinetto svizzero, aveva commentato a sua volta «Non è così che vedo l’integrazione. Non possiamo accettare una cosa simile in nome della libertà religiosa. La stretta di mano fa parte della nostra cultura»[2].

 

Se questi esempi sono l’eccezione e non la regola nella vita dei musulmani in Occidente, le tensioni tra norme islamiche e norme europee suscettibili di degenerare in scandali nazionali e internazionali sono diventate frequenti in tutto il continente. Per citarne soltanto alcune da una lista lunga e in continua crescita, queste controversie riguardano il velo integrale indossato negli spazi pubblici, gli hijāb e le barbe esibite nelle scuole e nei luoghi di lavoro; gli accomodamenti nelle piscine e nei centri sportivi; l’appello alla preghiera lanciato dagli altoparlanti delle moschee, la preghiera durante la ricreazione nelle scuole, l’educazione sessuale in classe; la macellazione rituale, la circoncisione maschile, l’esenzione dalla vendita di prodotti harām e l’introduzione di prodotti halāl.

 

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