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Islam

Dal caftano di ‘Abduh le ideologie islamiche di oggi

Jamâl al-Dîn Al-Afghânî, fondatore in Egitto dell’opinione pubblica moderna, e il suo discepolo Muhammad ‘Abduh, critico verso la “sporcizia” di al-Azhar, hanno introdotto un metodo nuovo: guardare all’Islam come a un tutto unitario, superando le differenze settarie attraverso il ritorno all’origine. Una rivoluzione che ha aperto la strada a interpretazioni diverse che oggi si contendono la definizione stessa di Islam. Il dogma si è così ridotto a una piccola parte, lasciando spazio al dibattito sulle norme.

La riforma religiosa avviata da Jamâl al-Dîn al-Afghanî e da Muhammad ‘Abduh coincide temporalmente con l’ingresso dello Stato khedivale1 nella crisi del debito e con l’era dell’ingerenza europea. Insieme alle prime manifestazioni del nazionalismo egiziano fecero allora la loro comparsa anche i principi del movimento della riforma religiosa, i cui effetti nel lungo periodo sarebbero stati non meno importanti.

 

 

La modernizzazione dell’Islam

 

 

Sia le origini che l’appartenenza confessionale di Jamâl al-Dîn al-Afghânî sono oscure. Di certo era un intellettuale proveniente da una famiglia di religiosi, che risiedette in Egitto dal 1871 al 1879 presentandosi come un afgano sunnita. Fu lui a dar vita allo spazio culturale pubblico nell’Egitto moderno. Nel quadro delle convulsioni politiche dell’epoca, egli riunì intorno a sé menti brillanti, notabili e funzionari. Benché il “salotto” informale che si costituì intorno a lui trattasse diverse questioni religiose, letterarie e politiche, egli mutò la direzione di pensiero di quanti lo frequentavano: da occasione per sfoggiare curiosità, facezie e nozioni varie, il sapere e la cultura furono legati a una missione specifica: il risorgimento della umma islamica di fronte al colonialismo europeo che, oltre all’Algeria, aveva già investito all’epoca i principati musulmani dell’India e stava per irrompere nell’orizzonte dei Paesi di tutta l’area, tra i quali naturalmente l’Egitto. In questo modo al-Afghânî proponeva al suo uditorio, per la prima volta in Egitto, un’ideologia o una visione del mondo e affidava agli intellettuali la missione di interloquire con le masse, in particolare quelle istruite, per la realizzazione della riforma, delle persone e del governo, e non più in vista della glorificazione dei governanti. Per raggiungere questo obiettivo egli incoraggiò i suoi discepoli, tra i quali vi erano anche cristiani ed ebrei, a creare dei giornali. Al-Afghânî è stato perciò il fondatore in Egitto dell’opinione pubblica nel senso moderno.

 

 

 

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1 Khedivè, traducibile con “viceré”, è il titolo che dal 1867 e al 1914 i sultani ottomani riconobbero ufficialmente ai governatori egiziani della dinastia fondata da Mehmet ‘Ali (N.d.R.).

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