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Islam

Un metodo profetico per educare la umma

Il cimitero di Saleh, con la città sullo sfondo [David Stanley - Flickr]

Il movimento islamico Giustizia e Carità di ‘Abd al-Salām Yāsīn ha sviluppato un rigoroso percorso formativo basato sul perfezionamento spirituale individuale e la missione storica della comunità dei credenti

Questo articolo è pubblicato in Oasis 29. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 08/10/2019 09:32:18

Partendo da una lettura personale del Corano e della Sunna, il pensatore marocchino ‘Abd al-Salām Yāsīn, fondatore del movimento islamico Giustizia e Carità, ha suscitato una militanza fondata su un rigoroso percorso formativo. Lo scopo di quest’ultimo è duplice: il perfezionamento spirituale individuale e la missione storica della comunità dei credenti, a cui spetta la realizzazione terrena del messaggio dell’Islam.

 

Il movimento marocchino al-‘Adl wa-l-Ihsān è una formazione islamista sui generis. Ha ereditato alcune caratteristiche intellettuali e organizzative dalla tradizione militante dei Fratelli musulmani, ma nel corso dei suoi decenni di attività nel campo della predicazione ha sviluppato anche una propria teoria e una propria prassi educativa. La sua specificità è legata inoltre alla sua ostilità nei confronti del potere marocchino e della partecipazione politica diretta attraverso le elezioni. Esso rimane in questo modo una grande organizzazione di opposizione, che unisce il repertorio della formazione sufi alla grammatica della protesta politica.

 

Tra sufismo e militanza islamista

Come ha scritto Mohamed Tozy, il profilo particolare del gruppo «si spiega con la biografia del suo fondatore»[1] ‘Abd al-Salām Yāsīn. Nato intorno al 1928, Yāsīn segue una lunga carriera nell’insegnamento pubblico, prima come insegnante e poi come ispettore. Tra il 1965 e il 1973 è affiliato alla confraternita sufi Būdshīshiyya e collabora strettamente con il suo shaykh ‘Abbās Ibn Mukhtār. Ne esce però a causa di divergenze con il successore di quest’ultimo, Hamza, a cui rimprovera alcune deviazioni dottrinali introdotte nella confraternita e l’astensione dalla vita politica. All’inizio degli anni ’70 inizia la sua riflessione sull’attivismo islamico, ma è nel 1973 che balza agli onori delle cronache a causa della lunga requisitoria indirizzata al re Hassan II con il titolo di Al-islām aw al-tūfān (“L’Islam o il diluvio”). Tanta audacia gli vale una detenzione di tre anni e mezzo, due dei quali in un ospedale psichiatrico. Quando viene rilasciato, la sua preoccupazione continua a essere la rivitalizzazione e l’unificazione dell’attivismo islamico, che alla fine degli anni ’70 appariva frammentato sia dal punto di vista intellettuale che organizzativo, come ha dichiarato lui stesso in un’intervista andata in onda nel 2008 sul canale londinese al-Hiwar.

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Per citare questo articolo

 

Riferimento al formato cartaceo:

Youssef Mounsif, Un metodo profetico per educare la umma, «Oasis», anno XV, n. 29, luglio 2019, pp. 58-68.

 

Riferimento al formato digitale:

Youssef Mounsif, Un metodo profetico per educare la umma, «Oasis» [online], pubblicato il 13 settembre 2019, URL: https://www.oasiscenter.eu/it/educazione-movimento-islamico-giustizia-carita.

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