close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
abbonati
Medio Oriente e Africa

Il prezzo della hybris imperiale

Iraq. Il progetto americano, aggravato da responsabilità locali, ha prodotto effetti devastanti: ha creato un legame fra jihadismo e movimenti anti-occidentali secolari, ha inoculato un settarismo etno-religioso che ha lacerato il tessuto socio-politico del Paese e ha rafforzato i rivali di Washington nella regione.

Vista in prospettiva, della guerra all’Iraq di Saddam Husayn tenacemente voluta dal presidente statunitense George W. Bush si può dire che tutto quello che poteva andar male sia andato male. Tutti gli errori che potevano essere fatti sono stati fatti. La sicurezza e le ambizioni (o a esser più sinceri il velleitarismo) che hanno accompagnato l’Amministrazione Bush all’inizio della sua avventura irachena sono ben presto svanite, lasciando il posto a un senso crescente di frustrazione e impotenza.

 

 

Molti analisti hanno parlato di hybris imperiale, ossia di quel senso di onnipotenza, orgoglio e superbia che scatenava le ire degli dei, i quali intervenivano piccati per punire i tracotanti eroi classici. Nel caso dell’Iraq, tuttavia, è inutile scomodare le divinità: il fallimento catastrofico degli Stati Uniti in Iraq – che ha prima lacerato la comunità internazionale, poi fatto piombare il Paese nell’anarchia e nella violenza e infine indebolito la stessa super-potenza – si può spiegare benissimo con la catena di bugie, errori, dilettantismo, incapacità degli attori coinvolti. Ma sarebbe ingiusto addossare ogni responsabilità agli americani: le tragiche difficoltà del dopoguerra iracheno sono state aggravate anche da precise responsabilità degli attori locali e regionali. La nuova classe politica irachena emersa dopo la caduta di Saddam Husayn ha dimostrato di non essere all’altezza del compito, caratterizzandosi per corruzione, settarismo e ambizione personale; i paesi regionali – chi più chi meno – hanno invece agito in Iraq con una politica cinica e miserevolmente egoistica, contribuendo alle violenze settarie.

 

 

Il fallimento di Washington

 

 

La guerra in Iraq è stata voluta strenuamente da Washington e giustificata senza troppa convinzione dalla necessità di rimuovere un pericolo per il mondo, dai timori della presenza di armi di distruzioni di massa (che si sapeva non esistere) e per “esportare la democrazia”. Per i molti che si erano opposti, fra cui Francia, Germania, Russia e gli stessi alleati arabi degli Stati Uniti, i motivi erano molto meno nobili, e avevano a che fare con la volontà statunitense di controllare un Paese chiave dal punto di vista geopolitico e geo-economico in Medio Oriente.

 

 

Per continuare a leggere l'articolo acquista la rivista (in formato digitale o cartaceo) o abbonati.

 

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Per approfondimenti e analisi abbonati alla nostra rivista semestrale