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Medio Oriente e Africa

Ma esiste davvero un “Sunnistan” iracheno?

Mappa raffigurante l'ipotetica divisione del territorio siro-iracheno [NordNordWest / Wikimedia Commons]

Il crollo del regime di Saddam in Iraq ha precipitato gli iracheni arabi sunniti in un vuoto di rappresentanza ed è stato soprattutto l’ISIS a cavalcarne il disagio

Questo articolo è pubblicato in Oasis 27. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 26/10/2018 19:13:28

Il crollo del regime di Saddam Hussein ha precipitato gli iracheni arabi sunniti in un vuoto di rappresentanza. Benché non possano essere considerati una comunità compatta, varie forze politiche hanno tentato di sfruttare elettoralmente il loro risentimento. Ma è stato soprattutto l’ISIS a cavalcarne il disagio, offrendo in particolare agli ex-ufficiali baathisti una prospettiva di riscatto. E oggi che lo pseudo-califfato è sconfitto, bisogna fare i conti con una giovane generazione “militarizzata” e “confessionalizzata”.

 

Nel trattare la crisi dell’Islam arabo sunnita in Iraq prima e dopo l’ascesa dello Stato Islamico d’Iraq e di Siria (ISIS), mi sembra necessario proporre prima di tutto una critica della nozione essenzialista di tale configurazione politico-religiosa, per esaminare invece le difficoltà incontrate dagli iracheni che si trovano a essere arabi sunniti per nascita o per geografia nello sviluppare istituzioni religiose e politiche e le preoccupazioni in materia di sicurezza che affliggono oltre ogni misura questa parte della popolazione.

 

“Arabi sunniti d’Iraq” è un’etichetta identitaria che presuppone una coesione all’interno di questa comunità, mentre in realtà sono piuttosto le sue divisioni a spiegare perché nessuna istituzione politica o religiosa possa pretendere di rappresentarne le aspirazioni. Dal punto di vista della narrazione politica, si è effettivamente sviluppata una vaga nozione di “sunnicità araba irachena”, tinta di vittimismo, ma le narrazioni non si traducono necessariamente in istituzioni politiche o religiose realmente esistenti. Sono piuttosto le élite religiose e politiche tra i sunniti arabi iracheni a invocare queste espressioni, con l’obiettivo tutto mondano della mobilitazione politica. Il successo dell’ISIS può perciò essere attribuito alla capacità di tale organizzazione di inserirsi in un vuoto istituzionale per reclutare in questa parte della popolazione.

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