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Medio Oriente e Africa

Iraq: lo Stato contro la società

Dal 1920 i sunniti hanno monopolizzato il potere in Iraq. Le cose sono cambiate nel 2003, quando gli sciiti si sono presi una rivincita escludendo i sunniti. Ora il sistema politico iracheno presenta tutti i suoi limiti ed è minato anche da potenze esterne, come Iran e Stati Uniti

Questo articolo è pubblicato in Oasis 31. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 06/12/2020 10:57:15

Fin dalla sua nascita nel 1920, lo Stato iracheno si è fondato sulla monopolizzazione del potere da parte di una delle sue componenti confessionali. Per 83 anni i sunniti hanno governato a scapito di curdi e sciiti. Questi ultimi si sono presi la loro rivincita dopo il 2003, escludendo dalla gestione politica i sunniti. Oggi il sistema politico creato dopo la caduta di Saddam Hussein è ostaggio, oltre che dei suoi limiti strutturali, dello scontro tra i due Paesi, l’Iran e gli Stati Uniti, che ne hanno patrocinato la creazione.

 

Con il suo nome e nelle sue frontiere attuali, l’Iraq non è mai esistito in quanto Stato prima della proclamazione da parte di sir Percy Cox, residente britannico a Baghdad, di un «governo provvisorio dal volto arabo», l’11 novembre 1920 (le sorti di Mosul e del Kurdistan sarebbero state decise solo nel 1925). La proclamazione aveva avuto luogo all’indomani di una grande insurrezione, la rivoluzione del 1920, che le forze britanniche avevano impiegato mesi a sedare. La parte sciita del Paese, guidata dai grandi Ayatollah, si era sollevata contro l’occupazione da parte dei britannici, effettiva dopo l’invasione del 1914, e contro l’assegnazione alla Gran Bretagna di un mandato sull’Iraq da parte della Società delle Nazioni, antenata delle Nazioni Unite.

 

Due grandi comunità del Paese, gli sciiti e i curdi, si erano infatti trovate escluse da un potere monopolizzato dalle élite provenienti dalla minoranza araba sunnita (il 20% della popolazione circa). Dopo una serie di sconfitte militari, queste due comunità maggioritarie (circa tre quarti della popolazione) entrarono in un periodo segnato da una guerra latente in Kurdistan e dalla comparsa di partiti politici che avrebbero aperto una fase di grandi speranze di cambiamento, rivelatesi illusorie. Dopo la sua sconfitta, nel 1925, il movimento religioso sciita iniziò una traversata nel deserto lunga mezzo secolo, lasciando spazio a partiti laici o laicizzanti (in particolare il partito comunista e il partito Baath). In realtà, nessuna comunità irachena è uscita indenne da un sistema comunitario perverso e inconfessato: ne fanno le spese, gli uni dopo gli altri, curdi, tribù arabe sciite, assiro-caldei (1932) e yazidi (nello stesso anno). I britannici avevano assegnato a reclute assiro-caldee la missione di “salvare” Baghdad dalla rivoluzione del 1920. A partire dal 1921, il nuovo esercito iracheno ne raccoglierà il testimone, rimanendo da allora in guerra permanente contro la società irachena e la sua diversità.

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