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Classici

La sintesi fra shaykh e dottore

Ingresso all'Università Sorbona, Parigi [NonOmnisMoriar - Wikimedia Commons]

Dal Cairo a Montpellier a Parigi, il viaggio interiore dello studente universitario Taha Hussein

Questo articolo è pubblicato in Oasis 28. Leggi il sommario

Ultimo aggiornamento: 27/11/2018 10:32:16

Rihla: si chiama così in arabo il racconto di viaggio, un genere letterario molto popolare fin dall’epoca classica. E in questo genere letterario rientra anche la terza parte de I Giorni, l’autobiografia del grande intellettuale egiziano Taha Hussein (1889-1973)[1].

 

Il suo viaggio, che lo conduce dal Cairo a Montpellier e quindi a Parigi, è però tutto interiore, privo di qualsiasi descrizione visiva. Non potrebbe essere altrimenti, poiché l’autore rimase cieco da bambino per una malattia malcurata nell’Alto Egitto nativo. Forse proprio la tendenza introspettiva permette alla narrazione di concentrarsi sull’essenziale: l’incontro tra la cultura arabo-islamica, in cui Taha Hussein è stato formato, e la modernità occidentale, rappresentata dalla Francia di inizio Novecento.

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