Mentre a Roma sono in corso i colloqui diplomatici Israele-Libano, vi riproponiamo un dossier dall’archivio di Oasis per comprendere meglio la storia e l’evoluzione del Paese dei Cedri

Ultimo aggiornamento: 15/07/2026 14:37:33

Lubnān awwalan – Prima il Libano – si legge lungo l’autostrada verso Beirut. In queste ora a Roma è in corso il sesto round di colloqui diretti tra il Libano e Israele, iniziati lo scorso 16 aprile a Washington, e lo spostamento dagli Stati Uniti all’Italia è interpretato da alcuni leader come un declassamento diplomatico della questione libanese. Tuttavia, il trasferimento dei colloqui nella capitale italiana è il risultato di un’iniziativa diplomatica italo-francese, che ha rafforzato il ruolo dell’Italia come mediatore. L’Italia può infatti contare su rapporti storici con il Libano, alimentati dai legami con la Chiesa maronita e dalla presenza, da decenni, di un contingente italiano nella missione UNIFIL. Allo stesso tempo, mantiene relazioni solide anche con Israele, solo di recente accompagnate da alcune limitate prese di distanza critiche.

A incontrarsi di nuovo sono le delegazioni guidate dall’ambasciatrice libanese a Washington, Nada Moawad, e dall’ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter. La delegazione statunitense è guidata da Dan Holler, consigliere del Segretario di Stato Marco Rubio. L’obiettivo del dialogo è garantire una fine permanente delle ostilità, dopo le operazioni militari israeliane in Libano motivate dagli attacchi missilistici di Hezbollah sul nord di Israele a marzo.

Il cessate il fuoco annunciato il 3 giugno non ha impedito a Israele di continuare a effettuare attacchi aerei quotidiani nel sud del Libano. E neanche l’accordo quadro in 14 punti firmato da Libano, Israele e Stati Uniti il 26 giugno, che prevedeva le zone pilota nel sud del Paese, ha potuto ancora attuarsi. L’accordo prevede infatti che l’esercito libanese assuma gradualmente la piena responsabilità della sicurezza nelle aree designate, appunto le zone pilota, dopo aver smantellato le infrastrutture militari di Hezbollah e rimosso le armi, e quindi il ritiro a tappe delle forze armate israeliane. A Roma si dovrebbero definire i meccanismi per istituire le zone pilota, nonché un calendario per il ritiro completo di Israele dal sud del Libano.

Il rischio è che i colloqui vengano vissuti, soprattutto da parte israeliana, come un fine e non come un mezzo. Ci si accontenti cioè di sedersi a un tavolo e di discutere: senza curarsi troppo per quanto tempo e con quale efficacia reale si possa andare avanti a parlare. Mentre sul campo la guerra continua.

Oasis ha sempre dedicato molto spazio al Libano e qui ripropone una serie di documenti e articoli, come materiale di approfondimento per una riflessione che vada oltre la congiuntura quotidiana.

Un’occasione di dialogo e di dibattito verrà da Rimini alla fine di agosto. La nostra Fondazione partecipa insieme a Fondazione Avsi e all’Associazione Pro Terra Sancta ETS alla Mostra dal titolo Libano: la bellezza, le ferite, la speranza, realizzata dal Meeting e promossa dalla rivista LineaTempo.   

 

Dal nostro archivio:

Per la prosperità, contro il suicidio, discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco con Israele

Leone XIV in Libano, una terra che ha sete di pace, intervista a mons. Jules Boutros

Il Grande Libano: «errore storico» o progetto da realizzare? , Amin Elias

Quando il Libano era la “Svizzera d’Oriente” o come una nazione può scegliersi e realizzarsi, Amin Elias

Libano 1975-2020: la grande delusione, Amin Elias

Prima cristiani o prima cittadini? Entrambi, Léna Gannagé

«Risorgi, Beirut!», Martino Diez

Hezbollah: colpito, ma non affondato, intervista a Aurélie Daher

Fatto il Libano, bisogna fare i libanesi, una canzone della cantante libanese Tania Saleh, dalla nostra rubrica musicale Tarab

 

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