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Religione e società

Le fortune altalenanti del jihad nel Sahel

Il Sahel offre terreno fertile per la nascita di gruppi diversi di jihadisti, che grazie alla povertà diffusa e a confini porosi, facilmente reclutano combattenti. Ma emergono anche nuovi predicatori e movimenti musulmani che, tra collusioni con i terroristi e ideali democratici, determinano il futuro di questa regione.

La regione africana del Sahel è teatro dal 2003 di una significativa attività jihadista. Nel frattempo nuove voci musulmane, per lo più non violente, chiedono più spazio in campo politico. Alcune di queste voci appartengono a “islamisti” che si propongono di costruire degli Stati islamici, ma la maggioranza è costituita da attivisti musulmani che sperano di definire ed estendere lo spazio dei valori islamici nella vita pubblica.

 

I governi e le società del Sahel si trovano a dover rispondere a questi nuovi ampi movimenti islamici che cercano di “mediare il cambiamento sociale”1 e, nello stesso tempo, a operare una distinzione tra questi movimenti e la frangia dei jihadisti violenti. Tra urbanizzazione e questioni nazionali irrisolte, nel Sahel la politica legata all’identità islamica sta diventando sempre più urgente e complessa.

 

 

I gruppi jihadisti nel Sahel comprendono sia movimenti autoctoni che organizzazioni che hanno esteso la propria influenza oltre il Nord Africa, ma le linee di demarcazione tra gli outsider e gli insider sono sfumate. Nata in Algeria, al-Qa’ida nel Maghreb islamico (AQMI) si è rivolta al Sahara dopo che le atrocità commesse negli anni ’90 durante la guerra civile algerina le avevano alienato la popolazione civile, e dopo essersi ritrovata ai margini delle amnistie e degli accordi politici che alla guerra civile hanno (quasi) messo fine nei primi anni 2000. AQMI ha operato per radicarsi nelle società del Sahara attraverso la predicazione, le relazioni commerciali e i matrimoni, e prendendo sul serio le rimostranze delle popolazioni locali, come quelle degli irredentisti Tuareg del Mali.

 

 

Il confine tra combattenti stranieri (foreign fighters) e militanti locali è sfumato, anche perché i jihadisti attraversano le frontiere con facilità. Lo dimostra il caso di Hamada Ould Khairou, mauritano nato intorno al 1970. Tra il 2005 e il 2006 Khairou è stato in prigione in Mauritania per diversi mesi, dopo essere rimasto coinvolto in un scontro violento presso una moschea. Fuggito in Mali, ha combattuto a fianco del leader di AQMI, Mokhtar Belmokhtar, prima che le autorità maliane lo arrestassero nel 2009. A quanto pare, Khairou è stato rilasciato nel 2010 nel quadro di uno scambio di prigionieri per la liberazione di un ostaggio francese ed è riapparso sulla scena nel 2011 come fondatore di un ramo di AQMI noto come Movimento per l’Unità e il Jihad in Africa occidentale (MUJWA), uno dei gruppi dominanti nel Mali settentrionale durante la crisi del 2012-2013. Queste carriere contrastate e transnazionali sono comuni tra i leader jihadisti nel Sahel.

 

 

Rapimenti, occupazioni, raid

 

 

Nel Sahel il jihadismo ha assunto tre forme principali, ciascuna delle quali trae profitto dai confini porosi, dall’incapacità dello Stato e dalla corruzione. In primo luogo i gruppi jihadisti, specialmente AQMI, hanno messo in piedi una redditizia economia dei sequestri. Secondo un’indagine condotta dal New York Times, tra il 2003 e il 2014 i governi europei hanno pagato ad AQMI almeno 91,5 milioni di dollari per il rilascio di ostaggi europei2. Diversi tentativi di liberare gli ostaggi con operazioni militari hanno avuto esiti disastrosi e nei casi in cui i governi si sono rifiutati di pagare i riscatti AQMI ha giustiziato gli ostaggi. I fatti lasciano pensare a una complicità intermittente, specialmente nel Mali pre-crisi, tra funzionari locali corrotti, oscuri intermediari e squadre di sequestratori3.

 

 

 

La versione integrale di questo articolo si trova nella rivista numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.

 

 

 

1Ousmane Kane, Muslim Modernity in Postcolonial Nigeria: A Study of the Society for the Removal and Reinstatement of Tradition, Brill, Leiden 2003, 2.

 

2Rukmini Callimachi, Paying Ransoms, Europe Bankrolls Qaeda Terror, «New York Times», 29 luglio 2014. Disponibile su http://www.nytimes.com/2014/07/30/world/africa/ransoming-citizens-europe-becomes-al-qaedas-patron.html?_r=0; consultato nell’agosto 2014.

 

3Wolfram Lacher, “Organized Crime and Conflict in the Sahel-Sahara Region”, Carnegie Endowment for International Peace, settembre 2012. Disponibile su http://carnegieendowment.org/files/sahel_sahara.pdf; consultato nell’agosto 2014.

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